Ritratti - Arte Ceramica

Candido Fior, poeta della terra

24.01.2014 - Una ‘action sculpturing’ continua. Oggetti simili a preziose e misteriose meteoriti, quasi reperti archeologici, ma di altri pianeti.

In una vetrina di Borgo Albizi, vidi una piccola scultura di Candido Fior: due gusci di terra rosa puntinati d’engobio chiaro, racchiudevano in un alveo, un seme di terra bianca; il tutto stava sul palmo di una mano.

Non ho mai dimenticato il delicato tepore e il senso di cura di quell’oggetto. 

 

Vent’anni dopo sono andato a conoscere il suo creatore. Su dei grandi tavoli reperti archeologici ma di altri pianeti si ammucchiavano sopra fossili di animali sconosciuti.

La sorpresa fu grandissima.

 

Stavo vedendo degli oggetti che di ceramica in senso tradizionale avevano gran poco: la superficie sabbiosa, i colori agglutinati in grumi organici, le forme sbocconcellate e non precisamente definite.

Oggetti simili a preziose e misteriose meteoriti; un specie di action painting o, meglio, di ‘action sculpturing’ continua. Meraviglioso e completamento diverso dalla sua prima produzione.

 

Mentre domandavo a Candido mille cose e curiosità tecniche perché non mi capacitavo di come le realizzasse, Candido mi mostrava un piatto strano, grigio, dal bordo deliziosamente sbeccato e, al centro, un trasmutare di colori: “se non ci fosse questo grigio, questi colori non sarebbero così belli, come quando il tempo è grigio e piove e così l’erba è più verde”.

 

In macchina, tornando a casa stupefatto, ho girato il capo e ho capito come le faceva: una vera invenzione che lo collega direttamente ai Fenici.

Vi lascio con la curiosità….ve lo spiegherà Candido in una prossima puntata.

 

Roby Renzi (www.robirenzi.it)

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